CARTELLONE PRINCIPALE

DEBORA CAPRIOGLIO in "Callas D'Incanto"

Lei è stata l’ombra della Callas e come una Vestale, ne custodisce la memoria, i ricordi, l’idea di una donna che ha rappresentato tutta la sua esistenza, per la quale la sua vita ha avuto ed ha ancora una ragione che va al di là del semplice esistere. Bruna rappresenta la semplicità, la quotidianità, quella contingenza davanti alla quale non è possibile valutare il genio, del quale tuttavia si avverte la statura, del quale si venera l’immensità di pensiero, la vastità delle imprese. Così ascoltiamo la storia che ci racconta e ci troviamo al suo fianco a spiare quasi con vergogna i palpiti di quel cuore, la sua felicità, il suo tormento, tutta la tristezza del mondo. Cos’è un mito? Nelle religioni, è la narrazione sacra di gesta e origini di Dei ed Eroi. Può essere l’esposizione di un idea sottoforma allegorica: il mito della caverna in Platone. Può essere un utopia, illusione: la sua fortuna è solo un mito. Per estensione è l’immagine idealizzata di un evento o di un personaggio che svolge un ruolo determinante nel comportamento di un gruppo umano. Una leggenda. Maria Callas è tutto ciò. La sua statura artistica ha diviso il mondo dell’opera in prima e dopo la Callas. La sua capacità di interpretazione ha strappato la scena operistica all’affettazione dei gorgheggi fini a se stessi, ed è riuscita a dare un armonia ai personaggi del melodramma, mostrando sui palcoscenici di tutto il mondo un anima in una voce. La Callas nel nostro racconto non è una voce in una donna, bensì una donna con una voce. Cosi la sua vita aldilà della legenda si consumò nella tragedia, vissuta in maniera totale da eroi. Esattamente questa dimensione mitica ha Bruna della Callas. La racconta con fervore e passione quasi religiosa, soffermandosi maggiormente sul tormento della sua anima.  Una grande storia d’amore, dopo l’incontro con Aristotele Onassis. La loro relazione, ed il triste epilogo concorrono ancora di più a dare alla vicenda una sacralità mitica che pare sussurrarci a tutti come la felicità non è di questa terra se due dei come loro non hanno potuto essere felici. Loro erano imperscrutabili, ignoti anche al fato che ineluttabilmente, senza clemenza, si attua. Bruna durante tutto lo spettacolo attende il ritorno della sua Madame.L’aspetterà per sempre, perché si sente come la tessera di un puzzle che completa un mosaico. Alla fine il desiderio di vedere entrare Maria Callas si fa irresistibile: “Madame – cioè la signora Callas non c’è, sta per arrivare.” La divina non può entrare. Il suo corpo non è più tra noi anche se lei è ancora in mezzo a noi come un idea ,una legenda, un mito…per una serata d’incanto

Serena Autieri in “LA SCIANTOSA”

Incontrare la sciantosa e il suo “nome eccentrico” vuole dire aprire un baule magico con un immenso tesoro dentro. Vuole dire tuffarsi anima e corpo nell’oceano della tradizione classica e allo stesso tempo abbracciare le radici della modernità. “‘A tazz’ e cafè”, “Comefacette mammeta”, “I’ te vurria vasà”, prima di essere meravigliose canzoni sono testimoni e sentinelle di un mondo e di un’epoca da proteggere, di un tempo e di uno spazio in cui germogliano i princìpi tutti della cultura dello spettacolo che verrà. Serena Autieri entra a schiaffo, con i panni di Pulcinella nei luoghi e nei codici del Caffè concerto e del varietà, ed è subito Napoli, arte di arrangiarsi, gioia e disperazione, mare romantico e vulcano incandescente. E’ guerra, colera, miseria ma è anche resurrezione, sorriso, amore. Poi via la maschera e d’incanto Napoli è femmina. Una “mossa”, una rima recitata, una lacrima, ed eccole, quelle radici poetiche e melodiche ottocentesche e quei profumi arabi, saraceni, americani che “‘o paese d’’o sole”, crocicchio di riferimenti locali e stimoli provenienti da ogni latitudine, ha ruminato e restituito al mondo nella sua inconfondibile cifra. Il pretesto dello spettacolo è la prima grande protagonista di quel mondo, Elvira Donnarumma, “a capinera napoletana”, colei che sovvertì le regole dell’apparire; bassina, tarchiata, ma con una voce che toccava le corde dell’anima. Colei che raccolse i fiori sul palco di Eleonora Duse e Matilde Serao, che rifiutò per spirito patriottico il contratto in Germania, che sfidò la sua malattia ogni sera fino alla morte pur di non abbandonare il pubblico; lei che avvolta dalla bandiera italiana, in precario equilibrio e con gli occhi pieni di lacrime, cantò “Addio” davanti a tutta Napoli che la acclamava. Serena Autieri legge Donnarumma in controluce, sdoganandone la fisicità, recuperata attraverso il gesto e la parola, in un’ora e mezza di spettacolo senza rete, sola sulla scena, attraversata dalla cometa elegante di un mimo ogni tanto a cadenzare il flusso narrativo. Fuori e dentro, dentro e fuori, Serena gioca con il suo personaggio, lo presenta, lo incarna, lo lascia, lo riprende. La realtà feconda la finzione e viceversa in un gioco delle parti vertiginoso ed esilarante. La scena fa il resto. Una finestra che s’illumina nella notte, lo sciabordìo di onde in lontananza, una nave in partenza, valige sul molo. Oggetti e proiezioni evocano i momenti. Tutto viene restituito a una lettura contemporanea mentre batte un cuore antico. C’è il vicolo, la scalinatella, ma c’è anche il futurismo, le camice nere, il Ballo Excelsior, l’avvento della radio. Quadri come suggestioni, tagliati da un disegno luci che evoca più che dichiarare e musicisti che riportano nostalgie e profumi del tempo. Ma il palco non basta, e allora Serena scende tra il pubblico, e lo spettacolo da qui in poi ogni sera è a soggetto. Il muro di Diderot cade (una lezione valida dai tempi di Plauto), e con il muro la sospensione del dubbio esistente tra finzione e realtà. Gli spettatori diventano parte attiva e memoria di quello che fu, allo stesso tempo. Una sorta di non-sequitur visuale, dove la rottura della convenzione scatena la comicità. Risate, lacrime, riflessioni. Il pubblico è preso a schiaffi e carezze, come quel Pulcinella in incontinenza verbale magistralmente interpretato da Serena a inizio spettacolo, metafora vivente e straordinariamente attuale dell’accavallarsi folle di parole del nostro tempo. E’ cafè chantant ma è anche talent show di oggi, perché cambiano i codici ma non il messaggio. E’ sguardo critico al presente, allo strapotere dell’immagine tritatutto, alla mai troppo considerata meritocrazia, ai valori al tramonto di patria e di famiglia. Ma è soprattutto amore, identità, rivendicazione. E passato che guarda al futuro.

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VINCENZO COSTANZO with ELIO COPPOLA QUARTET in “CostaBAND”

CostaBand è un progetto che nasce dall’idea di due artisti originari dello stesso paese, alle pendici del Vesuvio: Vincenzo Costanzo, uno dei più giovani tenori del panorama lirico internazionale ed

Elio Coppola, batterista jazz apprezzato in Italia ed oltreoceano.I due artisti nel loro primo progetto “Volare” hanno pensato di rendere omaggio al cantautore italiano per eccellenza Domenico

Modugno, facendo rivivere la bellezza delle sue canzoni .“Vecchio Frack,Voglio Vivere Cosi, Volare, Dio Come ti amo sono solo alcuni dei brani in scaletta sapientemente arrangiati in chiave Jazz e cantati dal tenore lirico.Il gruppo si avvale di alcuni tra i più grandi musicisti del Jazz italiano:Sandro Deidda al sax, Antonio Caps al piano, Antonio Napolitano al basso e spesso nei live dal quartetto d’archi “Onda Nueva”.

Quest’anno Costaband ha ulteriori sorprese con musiche di Sinatra e Presley.

Alfredo di Martino in “Accordion Project”

“Alfredo Di Martino accordion project” dal nuevo tango al jazz è un progetto che nasce dalla
mia profonda passione per la musica classica, jazz e sud-americana…. per il pianoforte prima e la fisarmonica poi. Le emozioni sempre nuove e forti provate con l’ascolto dei maestri Galliano e Piazzolla mi hanno spinto a cimentarmi sulle loro esperienze. Un racconto di grandissimo impatto emotivo, coinvolgente e suggestivo, che trasferisce passionalità, sensorialità e istinto proprie della cultura del tango in cui si dà ampio spazio all’ improvvisazione. Un viaggio musicale che parte dall’ Argentina, con il Nuevo Tango di Astor Piazzolla, tocca la Francia con le melodie di Richard Galliano, Edit Piaf….. fino ad approdare a Napoli. Tra i brani: Libertango, Los pajaros Perdito, Chat Pitrè, Historia de un amor, Tango pour Claude, Laurita, Ultimo Tango a Parigi, Spleen….. Ad impreziosire il progetto, la presenza della voce intensa ed elegante di Simona De rosa. Al pianoforte Lello Cannavale, al basso Gianpiero De Honestis, alla batteria Franco Gregorio. (Note di Alfredo Di Martino)

Gino Rivieccio,Sandra Milo,Fanny Cadeo, Marina Suma in “Mamma…ieri mi sposo, twist”.

Una commedia borghese ambientata negli anni 70. Ispirata alla grande tradizione del teatro comico inglese, dove gli equivoci generano situazioni paradossali, scambi di persone, straordinari meccanismi teatrali dove la risata scaturisce spontanea e continua. Un uomo sui 50anni,( Gino Rivieccio) apprensivo e assolutamente sprovveduto, tiene nascosto alla madre ( Sandra Milo ) di essersi sposato da alcuni mesi e alla moglie (Marina Suma) di non aver mai detto a sua madre del suo matrimonio. Per mantenere l’ equilibrio suocera-figlio- nuora si inventa ricorrenti trasferte di lavoro e va invece a rifugiarsi in un villino di campagna, tenuto nascosto alla moglie, dove si incontra una volta al mese con un’altra donna, di cui lui subisce lo straripante amore. Sua madre! Una sera il nostro eroe si trova in casa: prima la sua segretaria ( Fanny Cadeo) in baby doll, inseguita da un marito furioso, poi la madre, quindi il suo socio in affari, il quale è anche l’amante di sua moglie, e infine la moglie avvertita da una telefonata anonima. Per evitare pericolose rivelazioni, nel forsennato tentativo di tenere all’oscuro sua madre del suo matrimonio, si trova nella necessità di accumulare bugie su bugie sulle rispettive identità. Ma alla fine la verità sta per emergere, straripare, non c’è più scampo… deve scegliere, decidere: abbandonare tutti e andarsene con la moglie? Lasciare la moglie e la madre e fuggire con la segretaria ? Lasciare moglie la segretaria e la mamma e scappare con il socio? Quale altra scelta GLI resta?

Lucio Pierri,Ernesto Lama,Yuliya Mayarchuk e Davide Marotta in“TFS, trattamento di fine rapporto”

Social comic comedy di Lello Marangio & Lucio Pierri, regia di Lucio Pierri, assistente alla regia Maranta De Simone. TRE OPERAI DISPOSTI A TUTTO PUR DI SALVAGUARDARE IL PROPRIO POSTO DI LAVORO…UN IMPRENDITORE CINESE A CAPO DI UNA CORDATA PRONTO A RILEVARE L’AZIENDA PER TRASFORMARLA IN UN ENORME CENTRO MASSAGGI..UN EUROPARLAMENTARE COLLUSO CON LA MALAVITA…E AL CENTRO, UNA FABBRICA PER LA PRODUZIONE DI PANNELLI FOTOVOLTAICI…POTREBBE SEMBRARE LA STORIA DI UN THRILLER AMERICANO, IL RACCONTO DI DI UN’AVVENTURA DI SPIONAGGIO INDUSTRIALE IN STILE MISSION IMPOSSIBLE, LA DENUNCIA DELLA CONNIVENZA TRA POLITICA E MALAFFARE…IN REALTA’, E’ LA TRAMA DELLA NUOVA COMMEDIA COMICA-SOCIAL DI LELLO MARANGIO E LUCIO PIERRI,CHE RACCONTANO COME OGGI SIA SEMPRE PIU’ ARDUO MANTENERE IL POSTO DI LAVORO E VEDERE RICONOSCIUTI I PROPRI DIRITTI DI FRONTE A CHI,SPESSO,DIMENTICA I PROPRI DOVERI..IN FONDO ,IN ANNI COME QUESTI CHE VIVIAMO,ANCHE OTTENERE IL TFR,TRATTAMENTO DI FINE RAPPORTO,E’ O NON E’ UNA MISSION IMPOSSIBLE? AGLI SPETTATORI,L’ARDUA SENTENZA!

PEPPE IODICE in “Ieri Iodice e Domani”

Recital comico scritto da Lello Marangio e Peppe Iodice. Annusa il pubblico, cerca di conoscerlo e poi comincia la sua performance nel quale crea “l’effetto specchio” in cui  la gente si rivede e con la risata esorcizza tic, manie e disavventure della società moderna.  Improvvisa molto e se c’è una notizia di cronaca rilevante sentita da un TG anche un minuto prima dello spettacolo, questa, diventa sicuramente un motivo dominante della  sua esibizione. Lo stile è diretto e il clima è quello di una grande festa perché, dice lui: Se non è così, mi viene la malinconia…! PEPPE IODICE è il monologhista napoletano che parlava e sparlava degli intellettuali a ZELIG ed è colui che ci ha riportato indietro negli anni 80 nelle ultime edizioni di COLORADO su Italia 1.  Per gli sportivi è l’opinionista comico de “IL BELLO DEL CALCIO” trasmissione cult dell’etere campano e di “CALCIO CHAMPAGNE” su Raidue

CARLO BUCCIROSSO in “Il pomo della discordia”

Doveva essere un giorno felice, si celebravano le nozze della dea del mare con un uomo bellissimo, e tutti gli dei erano venuti a festeggiare gli sposi, portando loro dei doni!… La sala del banchetto splendeva di mille luci e sulla tavola brillavano carafe e coppe preziose, colme di nettare ed ambrosia, e tutti gli invitati erano felici e contenti… solo Eris, dea della discordia, non era stata invitata, ma nel bel mezzo del banchetto, arrivò, lanciò una mela d’oro sul tavolo imbandito e scappò via, creando dissapori e contrasti tra i tutti i presenti. Tutto ciò, in breve, appartiene alla classica mitologia greca, ma proviamo a trasferirla ai giorni d’oggi, in una normale famiglia benestante, dove l’atmosfera e l’euforia di una festa di compleanno organizzata a sorpresa per Achille, primogenito dei coniugi Tramontano, potrebbe essere turbata non da una mela, non da un frutto, bensì da un pomo, un pomo d’Adamo, o meglio, il pomo di Achille, il festeggiato, ritenuto un po’ troppo sporgente… E se aggiungiamo che Achille, vivendo un rapporto molto difcile con suo padre Nicola, è continuamente difeso a spada tratta da sua madre, la epica Angela, non essendosi ancora dichiarato gay, e non avendo mai presentato Cristian, il proprio fdanzato, che da anni bazzica in casa spacciandosi per il compagno di sua sorella Francesca… se aggiungiamo poi che alla festa sarà presente anche Sara, prima ed unica famma al femminile della sua tormentata adolescenza, Manuel estroso trasformista, Marianna garbata psicologa di famiglia, ed  Oscar un bizzarro vicino di casa che non ha mai tenuto nascoste le proprie simpatie nei confronti di Achille… beh, allora possiamo realmente comprendere come a volte la realtà, possa di gran lunga superare le fantasie, anche quelle più remote della antica mitologia… Omero mi perdoni! ( Note di Carlo Buccirosso)

VALENTINA STELLA in “Nannì”

La voce autentica di chi ancora cerca Dio tra i vicoli e vicino al mare, di chi si sente ora in cielo e ora in terra, in pace e in guerra, di chi è nato dalle viscere di una Napoli sofferente ma viva, pronta al sorriso e all’amore. Esattamente come Anna, madre dell’artista, da qui il brano Nannì che dà il titolo al concerto. Un racconto musicale nella melodia napoletana classica e moderna, che spazia da Salvatore di Giacomo, Libero Bovio, Bruno Lanza, Pino Daniele, Mario Merola, Giulietta Sacco, e brani inediti di giovani autori come Giovanni Block, Alessio Arena e Gianpaolo Ferrigno.