CARTELLONE PRINCIPALE

STAGIONE 2015/2016

Da sempre la rappresentazione teatrale mi affascina per la sua unicità, per la sua
esistenza negata sera dopo sera , per le sue ceneri disperse durante il rituale collettivo,
per il miracolo che compie attraverso la sintesi attore/autore e pubblico, sintesi che crea
ciò che è e che sarà irripetibile: un mondo che ad ogni finale si nega agli spettatori, agli
attori e all’autore che vi avevano trovato rifugio. Il Teatro napoletano di tradizione che
preferisco e che preferisco rimodellare dunque, proprio per questi motivi, è quello della
farsa, dei Petito, della maschera, del travestimento, dell’invenzione, del corpo,
dell’effetto, della mutazione, della scomparsa. A mio parere due sono le linee
discendenti dal nobile Teatro comico di tradizione napoletana: quella della Commedia
dell’Arte o all’improvvisa e quella del testo scritto, la prima derivante dalle atellane ,
l’altra, proveniente dalla prima, ma riformata da Eduardo Scarpetta con la messa in
scena di testi che poco o nulla lasciavano all’improvvisazione e con l’abolizione della
maschera per la creazione di personaggi più reali seppur proiezioni evidenti dei tipi fissi
della commedia dell’Arte stessa. Per dirla in breve, nel Teatro comico di Napoli, c’è
chi, da sempre, segue la lezione di Petito e chi quella di Scarpetta.
Un manifesto recente della Commedia dell’Arte furono i comici del Varietà, del Cafè
Chantant, dell’avanspettacolo e cioè i Villani, i Maldacea, Maggio, Totò , forse anche in
parte il primo Troisi con la Smorfia, i Giuffrè e tantissimi altri. In linea diretta e non ,
invece, sono seguaci della riforma scarpettiana, intesa come regola per rappresentazioni
con aderenza precisa ad un testo scritto e chiuso, i De Filippo, il Viviani delle
commedie, gli stessi critici del teatro di Scarpetta, Di Giacomo e Bracco e poi Ruccello
e tutti i nuovi drammaturghi napoletani. Io ho scelto ancora Petito e mi sono divertito
ad intrecciare le trame di due suoi lavori : la famosa ‘Na campagnata e tre disperate ed
Inferno , Purgatorio e Paradiso. La mia sfida è quella di dimostrare che il Teatro della
farsa è un Teatro che rende libero chiunque si interessi a lui. Niente di morto, niente di
vecchio, solo antico e vivo.
Gianfranco Gallo

Se Amore è – Revolution ” è questo il titolo dello spettacolo teatrale di Sal Da Vinci, l’artista napoletano che (in)canta il pubblico dei teatri in tutto il mondo.“Le mie canzoni – afferma Sal – nascono dall’urgenza di raccontare la vita in tutti i suoi aspetti. Contro la “crisi” di oggi? Possiamo solo sperare nell’amore (quello con la “A”maiuscola)”.
Oltre ai suoi successi, lo spettacolo teatrale di Sal proporrà alcuni brani celebri della canzone napoletana, del musical “Scugnizzi” di cui è stato protagonista, di Carosone a cui ha dedicato il musical “Carosone, l’americano di Napoli” e della canzone italiana. Partito
con un’anteprima da Atlantic City negli Stati Uniti, e una tappa Parigi (Teatro Alhambra), lo show è approdato in Italia toccando le maggior città: Roma (Teatro Eliseo), Napoli (Teatro Augusteo) e così via.
Tutte le canzoni sono nate sull’onda- si legge – della sincerità tipica di Sal, quella sincerità figlia della strada che risuona con tanta passione nella sua anima e nella sua voce. La sola urgenza dell’artista è raccontare la vita, nei suoi voli, nei suoi drammi, nelle sue attese, nei suoi riscatti. Attraverso lo spettacolo Sal vuole dare voce a una grande speranza: avvicinare la gente in un momento in cui tutto sembra volerla dividere.

NOTE DI REGIA:
“Sal ama la sua citta’ e la sua citta’ lo ama, per me e’ bellisimo prendere parte a questo amore, amore che ad ogni suo spettacolo il pubblico gli dimostra ed al quale lui si da sempre generosamente. mi e’stato chiesto di scrivere due righe per presentare lo spettacolo: Sal Da Vinci e’ la canzone napoletana, famosa, grande, bella…. quando la canta Sal e’ piu’ bella ancora c’e’ dentro tanto amore e per me l’amore non e’ mai abbastanza.
Auguri a tutti di cuore”

Gino Landi

E’ il nuovo spettacolo teatrale di Federico Salvatore in lingua napoletana.
E’ chiaro che dopo i consensi ottenuti con gli spettacoli Fare il napoletano stanca (del
2010) e Se io fossi San Gennaro (del 2012), Federico Salvatore non cambia registro, ma
persevera sulla strada del Teatro – Canzone che lega la canzone d’autore al monologo
dialogico e parodistico, affrontando tematiche di impatto sociale e culturale.
In …E NOI ZITTI SOTTO! (citazione tratta dal film Non ci resta che piangere di Massimo
Troisi), Federico Salvatore aspira ad incarnare lo spirito satirico di un moderno Felippo
Sgruttendio (pseudonimo di un misterioso poeta della Napoli del ‘600). Oltre ad avere le
iniziali F.S. in comune, i nuovi testi in vernacolo di Federico Salvatore, tendono ad emulare
la graffiante mordacità di quel colto poeta napoletano che la maggior parte del pubblico,
purtroppo, ignora!
‘O Palazzo, L’Inno di Papèle, L’Accademia ‘e ll’ova toste, Cammenanno, Lato B,
Napocalisse, Dint’’o scuro, sono alcune delle nuove tematiche scritte per il primo tempo
dello spettacolo, ma anche per l’abum in vernacolo pubblicato il 21 ottobre 2013 dal titolo:
PULCIN’HELL.
Nel secondo tempo ritornano sul palco i “successi mediatici” a cui Federico Salvatore diede
voce negli anni della sua popolarità.
Dalle Ninna nanne agli Incidenti (rivisitati e rinnovati negli arrangiamenti), per poi bissare
con la (intramontabile e richiesta) tarantella j’accuse di Se io fossi San Gennaro.
In sintesi, lo spettacolo …E NOI ZITTI SOTTO! è un’altra provocazione di
una voce di protesta. Ed è bene che una voce di protesta sorga proprio da Napoli, poiché è di
Napoli che si tratta e, soprattutto, di arte napoletana.

Paolo Caiazzo arriva in teatro con il suo nuovo ed esilarante spettacolo
Non mi chiamo Tonino”.
Ancora una volta “ A capa, A capa, A capa” analizzerà con il suo sarcasmo ed in maniera estremamente comica la nostra società.

La figura della MILF , rappresentata comicamente da me
a MADE IN SUD ed in questo spettacolo , è di recente
nascita e va al di là del significato puramente erotico del
termine.
La Milf qui è soprattutto una madre poco madre, una
moglie non più moglie e soprattutto una donna che
nasconde la crisi di mezza età sotto bustini, ciglia finte,
extension e tacchi a spillo.
Una donna incapace di accettare il tempo che passa ed il
corpo che cambia, in continua competizione con la figlia
adolescente e la nuova fidanzata del suo ex marito:
giovane, bella ma sessualmente incerta.
Nei suoi racconti ci farà rivivere tutti i personaggi
(soprattutto femminili) che ha incontrato nella sua vita e
che l’hanno fatta diventare quello che oggi è: dalla
madre al suo primo amore, dalla sua vita da single
precedente al matrimonio a quella di separata.
Lo farà parlando con il pubblico ma anche
improvvisando con esso, cantando e declamando poesie
“poco colte”. Cercherà in tutti i modi di conquistare il
mondo o per lo meno quella fetta di esso presente a
teatro.
Uno spettacolo ricco di equivoci , risate ma soprattutto
…push-up. Perché,come dice la protagonista : “Se la
donna non push, l’uomo non si APP”.

E stavolta Peppe Iodice si butta davvero, ma non spostatevi perché sarete
investiti da un uragano che vi inonderà di risate.
Al Teatro “SUMMARTE” arriva il one man show di Peppe Iodice,
popolarissimo e straordinario fuoriclasse della comicità, con “ZELIG OFF”,
“ZELIG” e ben ultimo “COLORADO” nel suo curriculum.
Iodice è un artista dalla comicità immediata; nei suoi spettacoli “annusa” il
pubblico con il quale improvvisa molto prima di inondarlo con il suo cabaret
dalla battuta fulminea e con i suoi monologhi davvero esilaranti.
In questo recital teatrale Peppe propone il meglio del suo nuovo repertorio
spaziando fra i suoi ricordi d’infanzia e le sue nuove esperienze di maritogenitore,
con le sue immancabili stilettate contro gli intellettuali, vere sue
vittime sacrificali, sino all’attualità più pressante, tanto che se c’è una notizia
rilevante sentita da un TG anche un minuto prima dello spettacolo, questa
viene inserita immediatamente nel copione e diventa sicuramente un motivo
di satira e divertimento.
Lo stile è diretto e il clima è sempre quello di una grande festa perché, dice
Peppe: “Se non è così, mi viene la malinconia…!”

Cosa non farebbe un uomo per avere un figlio‭? ‬O meglio,‭ ‬cosa si sarebbe disposti a fare pur di avere un figlio‭? Questo lo spunto‭ ‬-‭ ‬più che mai attuale‭ ‬-‭ ‬per mettere in scena,‭ ‬in una libera ed originale rielaborazione,‭ ‬la commedia del Machiavelli.
Lavorare sul testo della Mandragola ‬è stata una esperienza felice per la scoperta di un storia ricca di sfumature e di una drammaturgia dalle mille sfaccettature.
Una continua alternanza di scene,‭ ‬un susseguirsi di personaggi,‭ ‬un avvicendarsi di dialoghi che si succedono da quadri a volte stralunati e fiabeschi,‭ ‬a momenti di profondo smarrimento.
Non è pessimismo,‭ ‬non c’è sfiducia nell’uomo.‭ ‬C’è invece una‭ ‬fotografia,‭ ‬a volte indiscreta,‭ ‬dell’uomo,‭ ‬delle sue miserie,‭ ‬della sua innata ricerca di un senso di appagamento.
Nessuno migliore dell’altro,‭ ‬nessuno più vincitore o più sconfitto dell’altro.‭ ‬E‭’ ‬l’umanità che alla fine raggiunge il suo traguardo,‭ ‬che è lo scopo della sua stessa esistenza.
Ma sarà quella della mandragolacarpazica l’unica strada percorribile‭?
Probabilmente sì,‭ ‬anche se alla fine ci sarà chi riscoprendo il proprio alter ego femminile oppure riabbracciando la propria coscienza parlante,‭ ‬rimarrà solo nel suo cupo smarrimento,‭ ‬ma con qualche consapevolezza in più.‭
E solo al termine,‭ ‬presumibilmente,‭ ‬che si entrerà nel cuore della fiaba cogliendo‭ ‬quella pietas che rende l’umanità speciale e sempre pronta a perseguire ideali eticamente più nobili.
L’infuso della mandragolacarpazica ancora oggi parla al cuore dell’uomo e pone il tema della libertà delle scelte come il trampolino di lancio di un vivere coerente,‭ ‬felice e soprattutto responsabile. (Rosario Giglio)

Con Fèmmene entriamo in una galleria umana, una serie di ritratti femminili, di voci di donne. In
questa galleria ognuna di esse rappresenta una tessera di quel mosaico complesso ed affascinante
che è l’animo umano femminile. Donne rappresentate nella loro forza e nella loro fragilità insieme.
Tableau vivant dove troveranno spazio una mater dolorosa che darà vita ad una nuova Pietà, una
ragazza che vive, aldilà della sua condizione femminile, la sensazione di guardare il mondo reale
attraverso il finestrino di una metropolitana che, nonostante la fermata, non le consentirà mai di
“scendere” nel mondo reale che forse, tanto reale non è. Donne violentate nel corpo e nell’anima.
E una madre, nume tutelare del focolare domestico che alle prese con i “friarielli”, sorta di totem
familiare e allo stesso tempo “tela di Penelope” che non avrà mai fine, affronta i turbamenti
dell’equilibrio familiare che le provengono dall’interno e verso i quali sentirà di non avere nessuna
difesa, pensando di non essere preparata ad affrontarli, sottovalutandosi. Una pennellata per
ricordare e ricordarci che se il cielo è azzurro, è nei suoi momenti più belli che si tinge di rosa.
Infine, l’omaggio che la Lattanzio fa alle più grandi interpreti e autrici latino – americane (Chavela
Vargas, Mercedes Sosa, Violeta Parra, Consuelo Velasquèz) completa questo spettacolo tutto al
femminile.